Recensione Galaxy Gear (dopo 24h d’uso)

Amici cari, 

stavolta faccio del mio blog un uso non solito. Solitamente lascio fare queste cose a gente più competente e seguita di me, ma visto che più di una persona mi ha chiesto un’opinione, e i caratteri nei social network (e la voglia di scrivere su whatsapp) scarseggiano sempre, ho pensato di fare un post. Alla mia maniera ovviamente. 

Premetto che sono sempre stata attratta dall’idea dello smartwatch, ma ahimè essendo una fedele utente Apple per me la cosa rimaneva un sogno (Pebble a parte che oltre ad essere introvabile non è esattamente ciò che cercavo).

Qualche giorno fa ho realizzato di avere la necessità impellente di un numero secondario per il lavoro (per evitare chiamate ad orari disumani da parte di clienti non troppo educati). Dapprima pensavo di utilizzare un vecchio “muletto” che avevo a casa, ma facendo due conti, con la mia amata 3 (H3G) sono riuscita ad avere un Samsung Galaxy S4 mini a soli 10€ al mese, traffico voce e dati compreso. Una manna essendo credo il mio Samsung preferito (come estetica, dimensioni, funzionalità). L’acquisto del Gear però è stato frutto di un fortunato allineamento astrale che ha portato Groupon ad averlo tra i suoi Deal a 199€ qualche giorno fa, in colore white (perfetto per il mio S4 mini bianco, e a corredo del mio 5S gold e dell’iPad mini sempre bianco).

Orbene, decido che è il momento giusto, che è un segno del cielo e acquisto. Era lunedì 3 Febbraio quando ho effettuato l’ordine. Nel deal compariva “Spedizioni a partire da 10gg successivi all’ordine”. Capirete bene la mia sorpresa nel vedermelo recapitare ieri, 6 Febbraio, dopo soli 3gg!

In questi 3gg ho avuto modo grazie ad un’amico competente in materia Android di sviscerare le motivazioni che mi hanno spinto all’acquisto e… realizzare che non era compatibile col mio telefono!

Mi spiego meglio. Ovviamente prima di acquistarlo avevo verificato la cosa, non sono bionda d’altronde. E su parecchie fonti recenti veniva menzionato un aggiornamento che lo aveva reso compatibile con diversi modelli Samsung tra cui il mio. 

Non avevo però considerato che il mio telefono fosse brandizzato 3 e che quindi l’aggiornamento necessario (rilasciato a gennaio scorso) non fosse ancora disponibile. In 0.2 ho quindi eseguito la sbrandizzazione del telefono sempre con installazione di ROM Stock ovviamente (ma liberando pure un po’ di memoria occupata da tutte le app che ogni gestore installa).

Ho quindi  subito potuto scaricare l’app Gear Manager necessaria al funzionamento dello smartwatch. 

Appena arrivato però ecco un’altro brivido lungo la schiena. Non voleva saperne di accendersi. Io ero stata un po’ troppo gajarda nel pretendere che fosse carico, ok, ma non dare segni di vita nemmeno sotto carica non mi era sembrato un buon segno. 
Tra una manche di MasterChef e l’altra pregavo che si accendesse  miracolosamente, cambiando spesso presa e alimentatore. 
HO VISTO LA LUCE.

Finalmente si è acceso. Penso fosse stato il fatto che era rimasto tutto il giorno fuori in portineria, con la temperatura esterna non così mite che mette alla prova ogni batteria al litio che si rispetti. 

Ho iniziato subito a connetterlo con la base di ricarica e l’NFC del telefono e successivamente col Bluetooth direttamente al watch. 

Aggiornato il software come richiesto, ho iniziato a prenderci mano, soprattutto con le varie gesture. 

Dopo una giornata di utilizzo sono seriamente soddisfatta del mio acquisto. Non potrei già farne a meno. Ma vi spiego il perchè, non per tutti potrebbe essere la stessa cosa. 

Dal momento che appunto giro con 2 telefoni, averli sempre appresso e a portata di mano non è così semplice specie quando sono in negozio e mi muovo da una parte all’altra. Tenendoli in tasca ho le mani libere per lavorare e quando sento vibrare il polso basta un colpo d’occhio per vedere se è una chiamata importante che non può aspettare, o se posso comodamente rispondere (sempre dal Gear) con un messaggio preimpostato “sono impegnata ti chiamo io dopo”.

Ho trovato anche comodissimo il fatto di poter rispondere mentre uso il pc, con entrambe le mani libere di muoversi sulla tastiera. <<Puoi farlo col vivavoce>> dite voi, beh, vi dico che lo faccio senza tirare fuori il telefono dalle tasche o dalla borsa. 

Comodissimo ancor di più il fatto che il mio telefono personale (l’iPhone 5S) sia associato al vivavoce della macchina, e grazie al Gear riesco a parlare a mani libere anche al volante sul secondo numero. (non è vero che bisogna portarlo alla bocca per parlare, io guido tranquillamente, mi sentono ed io sento loro).

Invece ritengo una cosa totalmente inutile la presenza di quella fotocamera che fa tanto Ispettore Gadget, che oltre ad avere una dubbia qualità di immagine, per fare delle inquadrature decenti si devono assumere delle posizioni alquanto scomode. Bocciata.

La dimensione è un’altro “contro”. Che è un “pro” quando si parla di comodità d’uso essendo comodo il display e facile ad essere digitato (pure con le mie unghie chilometriche), ma diventa decisamente un “contro” quando ti ritrovi a sbatterlo in ogni angolo. Ed essendo di vetro, ed io abituata col mio CASIO oro tamarro (visibilmente apprezzabile nelle mie profile pic dei vari social network), ogni volta è un colpo al cuore. Adesso valuterò l’acquisto di una pellicola perlomeno per proteggerlo dagli inevitabili graffi dei braccialetti.

Detto questo, personalmente è stato un’acquisto valido, ma questo vale per il mio utilizzo e il mio stile di vita frenetico e manageriale. 

Certamente non è adatto a tutti, il prezzo tanto meno, poiché lo ritengo decisamente troppo alto e spropositato considerando che si tratta di una banale interfaccia sul proprio telefono, non di un device a sè stante. 
Il prezzo di listino se non erro supera i 250€ quindi averlo pagato 199€ è già un qualcosa (visto che il Pebble mi sarebbe costato circa uguale ma non mi avrebbe permesso di fare tante cose).

Sinceramente ritengo che un prezzo adeguato possa essere poco più del SONY SMARTWATCH 2, ovvero 100-150€.

A chi si ritrova nelle mie descrizioni lo consiglio, agli altri… usate quei soldi diversamente.  

 

Samsung, evitarla come la peste.

Scrivo questo post per far sapere a quanta più gente possibile come la Samsung tratta i suoi clienti. 

Gli aneddoti sarebbero molti, a partire da Galaxy S4 (telefoni da oltre 600€) che dopo pochi mesi di utilizzo (a volte giorni – e questo fa capire la qualità di questi device-), presentano batterie scoppiate, touchscreen che non rispondono o schermi neri col telefono funzionante. 

Proprio a questo ultimo caso, assai frequente, e registrato nei primi mesi di garanzia è stata più volte respinta la richiesta di assistenza in garanzia adducendo danni accidentali al telefono (cadute) e fornito un preventivo per la riparazione di oltre 200€.

Ma il caso più eclatante è questo.

Un cliente del negozio dove lavoro, ci porta indietro dopo pochi giorni dall’acquisto, un notebook Samsung che presenta un malfunzionamento al touchpad.

Dopo diagnosi effettuata da me personalmente, provvediamo ad inviare in assistenza il pc poiché il difetto hardware è ovviamente coperto da garanzia. Passa il corriere a ritirare il pc, fornendo lui stesso l’imballo e imballandolo di persona. 

Dopo una ventina di giorni ci scrive Teknema, il centro assistenza al quale è stato inviato il PC per la riparazione, allegando alla mail delle foto che qui riporto, informandoci che non possono provvedere alla riparazione in garanzia in quanto è stato rilevato un graffio SULLA PARTE ESTERNA del coperchio dello schermo, e su richiesta possono fornirci un preventivo per la riparazione. 

Tralasciando il fatto che chiunque, anche non esperto in materia, può benissimo comprendere come un graffio (superficiale) non possa minimamente incidere sul funzionamento del touchpad; ricordo che il pc è stato imballato dal corriere davanti ai miei occhi e consegnato in stato perfetto, essendo nuovo. 

Lascio a voi concludere che quel taglio è stato fatto, palesemente, con un taglierino in fase di apertura dell’imballo da parte di non si sa chi del centro assistenza. 

Qualcuno di voi potrà replicare: “Ho tutto Samsung a casa, mai un problema”. 

Ben per voi, ma un caso non fa la regola, io lavoro in un negozio che ovviamente ha molto più movimento di acquisti che un singolo e le percentuali di difetti su merce Samsung sono allarmanti davvero. 

Purtroppo Samsung copre una vasta fascia di mercato di materiale Hi-Tech e una vasta fascia di prezzo, quindi può essere inevitabile acquistare un loro prodotto, ma vi invito a pensarci cento volte prima di fare un acquisto del genere.

O se ci credete, portatelo a benedire subito al santuario più vicino. 

Immagine

 

Che mi sistemi la lavatrice?

Quella volta sapevo che dovevo seguire la vocina che mi consigliava di fare la parrucchiera. Non avrei questi problemi, dovrei solo tagliare capelli e scegliere l’esatta dose e nuance di colori.
E invece no. Mannaggia a me ho voluto studiare informatica e mannaggia a chi l’ha fatto sapere in giro.

Non ci sono giorni più belli e felici di quando mi portano qualche computer aka caso disperato, di quelli che manco l’amicodelcuginodelmorosodemisorella è riuscito con la classica formattata a riparare. Quelli che richiedono competenza insomma.
Si perché tutti hanno un amicodelcuginodelmorosodemisorella che ci sa fare coi computer perché magari gioca a LoL e poi mi vedo arrivare computer formattati ma con installate le peggio toolbar maldestramente installate assieme all’installazione di 2 o più antivirus gratuiti nello stesso ambiente. Si perché essendo gratuiti magari valgono meno, meglio mettere qualcuno in più.

La mia giornata odierna invece è stata la seguente. Svegliata da una chiamata di clientescassapalle che mi deve portare un pc perché non va il “senza fili” (aka non si connette in wifi) e già che c’è mi porta il suo smartphone Android che fa le bizze e ha tutta la rubrica doppia (nonostante abbia provato a spiegargli che basta configurare la rubrica in modo che visualizzi solo i numeri salvati nel telefono e non tutti quelli dei vari account sincronizzati) e già che sempre c’è mi porta pure il tablet Android perché ci vuole mettere “Office” ma quando gli ho menzionato “Play Store” l’ho destabilizzato.
E fin qui poco male.
Primo pomeriggio mi chiama la più grande cliente frantumapalle dell’emisfero boreale che ha comprato la Smart TV e non sa configurarla e voleva farlo nel giro di 10min dalla telefonata (ergo ho dovuto mollare un amato pc con caso disperato di spegnimenti fantasma).

Li. In quel luogo mi è stato dato il colpo di grazia definitivo.
Mentre montavo la suddetta TV, suona al citofono la sorella del marito che nel conoscere la celeberrima Maria Sole (leggi Maria Aurora ndr) l’informatica, in 0.2 mi trovo in mano il suo galaxy gio e la richiesta di configurarle la mail sul dispositivo. E tanti saluti anche alla TV.
“Mi dice l’indirizzo della sua mail?” “Ah non lo so mica io, sarà 2 anni che non la apro”.

Ah beh. Allora suppongo sia proprio necessario avere la posta sempre a disposizione nel telefono.
“E spiegami Warsap” (leggi Whatsapp).
“Ma qui non e installato, e nemmeno configurato il play store” (che era ancora “Market”).

Ergo mezz’ora dietro al cellulare della cognata, e poi finalmente si torna a questa dannata TV.

Dopo un’ora e mezza torno a casa dal mio paziente, ma vengo interrotta dalla chiamata della cognata di cui sopra che mi invita a cambiarle operatore al telefono di casa perché così può mettere “il wireless” a casa.
Quindi mercoledì si va a Jesolo a casa di questa e come minimo si torna ancora per installarle il router. Benone.

Ma vai a spiegare ora alle suddette persone che tu hai una partita IVA da mantenere, che é il tuo lavoro, e il tuo tempo è denaro. Che non possono pagarti con uno spritz, con un “grazie mille, gentilissima” o un “sono in debito, quando vieni da me ti faccio il taglio gratis”. Si perché lei, la nuora, fa la parrucchiera.

Beata lei.

So cos’è l’amore.

Potrebbe benissimo essere la sceneggiatura di un film, invece è una storia, di quelle che ne esisteranno a migliaia. Ma questa l’ho vista coi miei occhi.

È la storia di un amore.

Amore quello con la A maiuscola. Quello che “nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia” non è solo una cantilena recitata dal prete.

Hanno 186 anni in 2. Hanno passato 60anni della loro vita insieme.
Lei infermiera, lui muratore.
Si sono conosciuti durante una sua lunga degenza ospedaliera, ed e stato amore. Un amore in cui non si alza mai la voce verso l’altra persona, un amore d’altri tempi, che rimboccandosi le maniche ti permette di chiamare casa anche quattro mura con una stufa per cucinare e che con fatica riesci a costruire assieme ad una famiglia.
Un amore che ti permette di invecchiare sereno perché sai che non affronti da solo il presente.
Una schiena spezzata da gran lavoratore, le spalle usurate dal trasporto a mano delle barelle per rampe e rampe di scale. Talmente doloranti che é lui prima di andare a dormire a coprirti con la coperta perché non riesci ad alzare le braccia.
60 anni di vita insieme che ti portano ad essere un tutt’uno. A non voler lasciare l’altro passare la notte solo in ospedale durante i numerosi ricoveri, e che anche se hai più di 80anni passi la notte vestita, su una sedia a vegliare sul tuo sposo, felice poi di riportarlo a casa dentro quelle stesse 4 mura, insieme ancora una volta. Quelle mura che trasudano vita vissuta, sempre insieme e che vi vedono essere l’uno il bastone del passo incerto dell’altro.

E io umile spettatore di questo fantastico film che è l’amore, che guardo e posso solo imparare.

Grazie.

Ai miei nonni Mario&Maria e al loro grande amore.

Alzi la mano chi ce l’ha più lungo.

Fomento totale per il keynote del nuovo iPhone.

Io stessa ho abbandonato il taglio della siepe al quale mi stavo dedicando da ore per seguire il grande evento, e la mia idea riguardo l’iPhone è stata sviscerata in un altro articolo (https://mariaaurora90.wordpress.com/2012/02/08/se-non-hai-un-iphone-hai-meno-problemi/)

Ma torniamo al nostro keynote, solito stile minimal tipico della casa di Cupertino, solito paia di Jeans e cosa nera sopra anche se addosso ad un altro. Soliti numeri esorbitanti, a controprova della crisi mondiale. Poi cominciano a passarsi la palla uno con l’altro chiamando Designer, Ingegneri, Developer ecc per presentare sta gran cacata. Dai obiettivamente è così.

Ce l’avevano fatto desiderare come l’inverno dopo l’estate appena trascorsa, (e dopo il 4S che in quanto a novità non aveva brillato) e invece… Come design, mia modesta opinione, mi schifa. Sembra tipo quando fai un resize di una foto ma tiri solo da un lato e non dalla diagonale. Mi sembra deforme. E non tiratemi fuori la storia del 16:9. In un telefono lo trovo assurdo e inutile. (ripeto che io il telefono non lo uso per giocare o guardare film).

Nessuna modifica hardware consistente (tralasciando il solito upgrade della CPU che deve esserci altrimenti è proprio un insulto, e l’inutilissimo nuovo connettore).

Le uniche cose interessanti a mio avviso, sono l’integrazione della funzione panorama nella fotocamera, e Siri in italiano e il Facetime over cellular (ma tutte queste cose saranno integrabili nel 4S).

Ergo, se avessi un 4S non farei mai un upgrade verso il 5, nel mio caso lo farei verso il 4S per i motivi sopra detti.

Le frasi del tipo “mi auguro lo amiate quanto lo amiamo noi”, cioè lollosissime.

A mio avviso era sufficiente integrare tutte queste features nell’iOS6 per tutti i device più recenti, non vincolare queste migliorie ad un nuovo telefono solo per motivi di marketing. 
Ma così è.

Resta il fatto come ho già twittato, che tutti a schifarlo e dal 28 settembre li vedremo spuntare (letteralmente viste le dimensioni) dalle tasche di tutti.

Saluti.

 

Temevo questo momento.

Lo temevo, ed è arrivato. Pensavo fosse una leggenda metropolitana, che davvero nessuno avesse mai potuto anche solo pensare una cosa simile. E invece…

É  appena arrivata la telefonata, era una cliente disperata. Il suo computer (portatile) era posseduto, viveva di vita propria.

Era bloccato, non ne voleva saperne di sbloccarsi in nessun modo. Non restava  che una cosa da fare, spegnerlo. Togliendo la spina. Ma diamine! Resta acceso! Aiuto!

 

A voi l’ardua sentenza.

Vado a morire.

Per dipingere una parete grande, non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello. [cit.]

CLIENTE: – “Pronto? Ciao, mi modifichi una foto? Sai devo farla stampare su un cartellone di 3m. Te la sto girando via email.”

IO: *guardando le proprietà dell’immagine* –> Dimensione JPG 554*768px.  “Guarda, sarebbe piccolina, avrei bisogno di qualcosa più ad alta risoluzione.”

CLIENTE: -“Ah, si nessun problema, ti mando subito il PDF”.

IO: – “Ecco, intendevo esattamente questo, grazie sai”.

Voci precedenti più vecchie

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