So cos’è l’amore.

Potrebbe benissimo essere la sceneggiatura di un film, invece è una storia, di quelle che ne esisteranno a migliaia. Ma questa l’ho vista coi miei occhi.

È la storia di un amore.

Amore quello con la A maiuscola. Quello che “nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia” non è solo una cantilena recitata dal prete.

Hanno 186 anni in 2. Hanno passato 60anni della loro vita insieme.
Lei infermiera, lui muratore.
Si sono conosciuti durante una sua lunga degenza ospedaliera, ed e stato amore. Un amore in cui non si alza mai la voce verso l’altra persona, un amore d’altri tempi, che rimboccandosi le maniche ti permette di chiamare casa anche quattro mura con una stufa per cucinare e che con fatica riesci a costruire assieme ad una famiglia.
Un amore che ti permette di invecchiare sereno perché sai che non affronti da solo il presente.
Una schiena spezzata da gran lavoratore, le spalle usurate dal trasporto a mano delle barelle per rampe e rampe di scale. Talmente doloranti che é lui prima di andare a dormire a coprirti con la coperta perché non riesci ad alzare le braccia.
60 anni di vita insieme che ti portano ad essere un tutt’uno. A non voler lasciare l’altro passare la notte solo in ospedale durante i numerosi ricoveri, e che anche se hai più di 80anni passi la notte vestita, su una sedia a vegliare sul tuo sposo, felice poi di riportarlo a casa dentro quelle stesse 4 mura, insieme ancora una volta. Quelle mura che trasudano vita vissuta, sempre insieme e che vi vedono essere l’uno il bastone del passo incerto dell’altro.

E io umile spettatore di questo fantastico film che è l’amore, che guardo e posso solo imparare.

Grazie.

Ai miei nonni Mario&Maria e al loro grande amore.

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